L’immagine del cammino è ricca di incognite, di ostacoli, di discese, di salite, di avversità metereologiche; il popolo in cammino sta facendo i conti con la pandemia, le tante e ancora troppe guerre, ma continua a camminare sorretto dal fraterno abbraccio di tutti, forte delle inesauribili energie che vengono donate dallo Spirito. È l’occasione per scoprire che lo Spirito non cessa di emanare sul Suo popolo tutto quanto occorre per il cammino delle comunità, nonostante stanchezza, distrazioni ed altri interessi lontani da Dio; aprendo cuore e occhi per riconoscere chi cammina al nostro fianco. E se sovente non ci accorgiamo di chi ci sta vicino, per la Chiesa e nella Chiesa nulla Le è estraneo, affermando ancora una volta -qualora fosse necessario- che la Chiesa è davvero la casa di tutti.
Se la dimensione dell’ascolto è vertebrante per la Chiesa ed è essa stessa sostanza del periodo sinodale, emerge con grande vigore l’importanza dell’accoglienza: accoglienza che non è da intendersi esclusivamente riferita ai fratelli che bussano ai nostri porti, ma si allarga assumendo il significato di inclusione, chiedendoci di non giudicare e di non lasciare indietro nessuno. Sono tante le diversità che chiedono accoglienza: i giovani che si sentono giudicati, non accolti ed incompresi, soffocati dall’impossibilità di poter esprimere ciò che hanno dentro; la dimensione culturale e sociale dei fenomeni migratori e della disabilità e dell’emarginazione; le persone divorziate, le persone vittime di scandali e l’ancora inconcepibile differenza di genere e di orientamento sessuale.
Se siamo comunità, ogni persona, ogni individuo, viene prima di ogni cosa e prima delle cose da fare. Il popolo in cammino è un popolo, pertanto non vanno trascurate le relazioni che devono avere al centro l’attenzione all’altro, compresi i nostri sacerdoti e le persone consacrate che spesso lasciamo troppo soli.
Costruire ed intessere relazioni richiede tempo e costante manutenzione: la dimensione relazionale non si costruisce da sola, ma giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, incontrandosi, confrontandosi e dialogando.
Una relazione in Cristo trova alimento vitale, indispensabile nella Parola di Dio come fonte di ispirazione quotidiana. Va riaffermata la centralità della celebrazione eucaristica come fonte e culmine della vita cristiana.
Da cui si scopre che Dio è Padre misericordioso e non giudice, consapevolezza apre ad una maggiore inclusione e consente alla Chiesa ed al Suo Popolo di trasmettere la gioia del Vangelo.
Il Popolo in cammino nel Sinodo ha come punti di riferimento i cantieri sinodali, che ci guidano verso una Chiesa-casa senza porte che si chiudono, ma con un perimetro che si allarga di continuo, quindi ospitale; sempre in ascolto, puntando sulla qualità delle relazioni e sulla gioia infinita che arriva dal messaggio evangelico
L’immagine del cantiere afferma con forza la necessità di una progettazione/programmazione ed una organizzazione, ma anche esperienza di vita vissuta e percorsi di ascolto.
Una Chiesa-casa VIVA, sia perché composta dal Popolo di Dio sia perché -stante il carattere laboratoriale ed esperienziale dei cantieri- apre ed allarga le braccia in maniera crescente per accogliere chi ci sta a fianco e cammina con noi.
Andrea Ansaloni